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Quello che non sai sul content marketing

In un mondo in cui il processo d’acquisto passa dal web sono pochissime le aziende che ignorano l’importanza del content marketing per aumentare la brand awareness e l’engagement. Ma si esaurisce davvero tutto con la scrittura di ottimi articoli per il blog o c’è dell’altro?

Cos’è il content marketing?

Uffa che domanda noiosa. “Lo so cos’è!” starai, forse, borbottando mentre pensi a quel blog che ti leva tanto tempo ed energie o che progetti di aprire da tempo. Ma è qui che casca l’asino. Il content marketing non si nutre solo di scrittura, parole e formato testuale, ma devi invece pensarlo come qualunque cosa sia in grado di rappresentare il contenuto oltre la forma, l’anima dell’azienda al di là di un logo bello e costoso, la sostanza al di là della fuffa. “Contenuto” è quindi qualsiasi cosa abbia la capacità, almeno in potenza, di esprimere i valori e le potenzialità della tua azienda, del tutto indipendentemente dal mezzo.

Il titolo qui sopra era quindi solo un trabocchetto: non voglio darti l’ennesima definizione di content marketing perché, semplicemente, non ce n’è bisogno. Voglio invece rispondere alla domanda: di cosa è fatto il content marketing? Insomma: quanti grammi di questo e di quello bisogna mescolare con cura per sfornare una torta perfetta?

Ottimi mezzi per guadagnare link in ingresso e attirare l’attenzione del pubblico sono per esempio, oltre al blog, gli ebook e le guide gratuite, i webinar, gli eventi, le raccolte gratuite di immagini o risorse di altro tipo (link utili, per esempio), le infografiche, i case study. Tanta scelta, certo, ma non devi pensare che tutte queste cose vadano bene per te, perché lo strumento scelto va sempre adeguato all’obiettivo perseguito.

Quattro cose sul conto del content marketing

Ad una prima, fugace, occhiata lo scopo del content marketing è duplice: da una parte riempie la pancia di Google, che si lecca i baffi di fronte contenuti approfonditi, freschi e aggiornati e ti premia portandoti (e mantenendoti) in alto sulla serp, dall’altro lato ti aiuta a fidelizzare i clienti e acquisirne di nuovi.

Ma in realtà sul content marketing c’è molto altro da dire.

  • Migliora la brand reputation: se pubblichi e poi diffondi sui social media contenuti di qualità il consumatore non ti vede più solo come un venditore di prodotto o di servizio, ma come qualcuno in grado di rispondere alla sua specifica domanda meglio degli altri, qualcuno che rappresenta un valore aggiunto rispetto la concorrenza.
  • È un soft marketing: il content marketing professionale, sviluppato da esperti del settore, è in grado di influenzare drasticamente le opinioni dei consumatori e le loro scelte d’acquisto. Allo stesso tempo il cliente non percepisce alcuna aggressione perché il contenuto non lo spinge ad acquistare direttamente il prodotto, ma vuole solo suggerirgli un’idea dello stesso. Il content marketing è, quindi, una pubblicità gentile.
  • Ti fa conquistare fan: e non mi riferisco, in senso stretto, ad utenti dei canali social ma, in generale, a tutte quelle persone che sono rimaste molto colpite dai contenuti di qualità che diffondi e ti fanno da ambasciatori. Questa è la forma più spontanea e genuina di pubblicità, perché chi ti apprezza ti consiglia agli altri con sincerità.
  • Lavora per la lead generation: ti permette di costruire un database di lead, cioè di persone che, in modo volontario, lasciano i loro dati di contatto e che, quindi, potrai -se sei bravo- trasformare in clienti.

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Cosa c’è dietro il content marketing

Credi che arruolare bravi web writer tra le tue schiere e produrre eccezionali blog post sia sufficiente? Affatto. Ci sono meccanismi che devono essere attivati affinché il contenuto metta ali e sappia raggiungere il pubblico: un destinatario profilato e specifico e non un’audience qualsiasi. Cosa c’è quindi dietro il content marketing che centra l’obiettivo?

C’è almeno un bravo social media specialist, che sa come spingere quei contenuti nel modo giusto e, soprattutto, farli arrivare alle persone che possono realmente essere interessate all’argomento trattato. C’è anche una buona attività SEO, grazie alla quale il contenuto si posiziona bene sulla SERP, alla digitazione di determinate parole chiave.

In alcuni casi può essere utile all’azienda anche una strategia di influencer marketing, con la quale individuare qualcuno adatto a promuovere il brand all’interno di una piattaforma social media.

Ma -ed ecco la cosa più importante- dietro il content marketing c’è un’eccellente attività analitica (keyword research, individuazione dei trend e approfondimento sui competitor), che va fatta prima di partire, per capire come orientarsi e anche in corso di cose, per riconoscere un eventuale disorientamento e correre ai ripari.

Conclusione

Insomma a questo punto dovrebbe esserti chiaro: il content marketing richiede lo sviluppo di un piano editoriale che comprenda tutti questi strumenti e coinvolga molte professionalità. Troppi marketer, invece, ancora oggi non pianificano e non studiano alcuna strategia prima di disporre le loro pedine. E ad uscirne ammaccate e deluse sono le aspettative del brand quando, chi lo guida e ne ha la responsabilità, non è sufficientemente preparato sulle logiche e i processi digitali.

 

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